Con il numero 100 di Check the News vogliamo celebrare un anniversario: il ventesimo anno dall’approvazione di trastuzumab come terapia adiuvante postoperatoria per il carcinoma mammario in fase non metastatica. Risale al 1984 la scoperta del recettore HER2 e agli anni successivi la definizione di un sottogruppo di tumori mammari “HER2 positivi” in cui l'amplificazione del gene HER2 corrisponde a una sovraespressione della proteina recettoriale corrispondente.

Questi tumori HER2 positivi hanno una aggressività maggiore e una prognosi sfavorevole, ancorché possano rispondere a chemioterapia e ormonoterapia (ovviamente nei casi in cui concomita la positività dei recettori ormonali). L’entusiasmo nei confronti dello sviluppo di una terapia mirata per il carcinoma della mammella, conseguente alla disponibilità dell’anticorpo monoclonale trastuzumab, portò alla rapida realizzazione di grandi studi randomizzati di fase III, con la dimostrazione di vantaggi anche in sopravvivenza, per l’applicazione in fase adiuvante. Il follow-up a lungo termine da studi adiuvanti pivotali ha costantemente dimostrato miglioramenti significativi e duraturi negli esiti di sopravvivenza in vari gruppi di rischio e con vari schemi di chemioterapia di accompagnamento (a dimostrazione del fatto che la svolta è stata determinata dal trastuzumab). La cardiotossicità indotta da trastuzumab (e inizialmente molto temuta dai clinici) rimane complessivamente poco frequente, in particolare nelle pazienti senza esposizione precedente all'antraciclina e appare comparabile all'incidenza osservata nella popolazione generale dopo il completamento del trattamento. Sebbene i dati reali supportino ulteriormente l'efficacia e la sicurezza a lungo termine del trastuzumab, progressi come formulazioni sottocutanee più comode e la diffusa disponibilità di biosimilari più accessibili e convenienti ne consolidano la rilevanza continua nella pratica clinica. Al contrario, nonostante due decenni di ricerca clinica e traslazionale, nessun biomarcatore predittivo oltre all’amplificazione di HER2 è stato validato per guidare l'uso del trastuzumab. Studi in corso riguardano linfociti stromali, DNA tumorale circolante e il test genomico HER2DX.