Sembra impossibile ma è proprio così: mentre la terapia neoadiuvante si diffonde a tante neoplasie diverse, novità importanti arrivano nel settore in cui tutto sembrava ormai ben stabilito: il carcinoma mammario HER2 positivo. Andiamo quindi oltre il classico approccio di terapia neoadiuvante con doppio blocco anticorpale (trastuzumab-pertuzumab) e poi terapia postoperatoria con T-DM1 per i casi che non hanno ottenuto la risposta patologica completa.

Questo accade per l’introduzione in questo setting di un farmaco molto conosciuto per i risultati in fase metastatica, il trastuzumab deruxtecan e per l’attenzione portata da molti gruppi di ricercatori alla possibilità di depotenziare la terapia (e quindi la tossicità) in un gruppo selezionato di pazienti. Uno studio dimostra che l’inserimento di trastuzumab deruxtecan nel regime di induzione porta a risultati mai osservati prima in termini di risposte patologiche complete (ma i confronti indiretti con i regimi di altri studi sono praticamente impossibili!) e un secondo studio dimostra che trastuzumab deruxtecan è superiore a T-DM1 per la riduzione del rischio di recidive in pazienti che non hanno ottenuto la risposta patologica completa. Molto interessanti gli studi che mostrano come la PET o la RMN possano intercettare un gruppo di pazienti particolarmente responsive ai trattamenti di induzione con ottenimento della risposta patologica completa già dopo i primi tre cicli.