Sullo stesso numero di Lancet vengono pubblicati due lavori sul carcinoma ovarico in fase avanzata e platino-resistente: i “primi nomi” sono di ricercatrici italiane, rispettivamente Domenica Lorusso (per lo studio ROSELLA) e Nicoletta Colombo (per lo studio ENGOT-ov65/KEYNOTE-B96).

Le pazienti candidate a questi due studi hanno una prognosi severa e opzioni terapeutiche limitate (la chemioterapia con o senza il bevacizumab: il mirvetuximab soravtansine nei casi con iperespressione del recettore alfa dei folati, il trastuzumab deruxtecan nei rari casi con sovraespressione di HER2). In entrambi gli studi pubblicati su Lancet, all’analisi finale è dimostrato un vantaggio in sopravvivenza per il braccio sperimentale (con relacorilant nel ROSELLA e con pembrolizumab nel ENGOT-ov65/KEYNOTE-B96). Molto interessante la costruzione dei due trials. Per il ROSELLA si sfrutta l’espressione sulle cellule di tumore ovarico di recettori per i glucocorticoidi elazione inibitoria di relacorilant, dovendosi ricorrere al nab-paclitaxel come chemioterapia di accompagnamento al fine di evitare trattamenti cortisonici necessari per gli altri taxani. Per l’ENGOT-ov65/KEYNOTE-B96 si è trovata la chiave per vedere una attività per gli inibitori dell’asse PD1/PD-L1 (nel caso specifico il pembrolizumab) anche per il tumore ovarico (dopo tanti studi precedenti risultati costantemente negativi!).