Avevamo dimenticato il ruolo degli estrogeni nel carcinoma prostatico? Ecco a ricordarcelo un lavoro apparso sul New England Journal of Medicine. Gli estrogeni sembravano soppiantati definitivamente dagli analoghi LHRH, ma questi presentano effetti collaterali ben conosciuti (disfunzione erettile, perdita di massa muscolare, riduzione della densità minerale ossea, disfunzioni metaboliche, ecc.).

La riduzione dei livelli di testosterone a meno di 1,7 nmol per litro (<50 ng per decilitro) il cosiddetto livello di castrazione, è alla base del trattamento del carcinoma prostatico sia in fase non metastatica, che in fase metastatica. Ma questo risultato può essere ottenuto - oltre che con gli analoghi LHRH - anche con gli estrogeni (grazie al feed-back negativo che coinvolge ipotalamo e ipofisi. Quindi, con gli estrogeni esogeni vi sono egualmente le conseguenze dell’abbassamento dei livelli di testosterone, ma ovviamente non quelli della deplezione estrogenica (che si verifica con gli analoghi)quindi, Siamo daccapo, nel senso che in passato si impiegavano gli estrogeni in questa patologia (lo stilbestrolo) ma era riportata un’aumentata incidenza di eventi tromboembolici (interpretata anche come la conseguenza del metabolismo epatico al primo passaggio dell’estrogeno orale). Questo primo passaggio epatico è evitato con la somministrazione transdermica.  Utile lo sviluppo di questa nuova modalità di ormono-soppressione, che nello studio randomizzato su oltre 1300 pazienti mostra eguale efficacia e un diverso profilo di tossicità rispetto agli analoghi: meno “vampate di calore” e più ginecomastia. per il carcinoma prostatico però incombono straordinarie innovazioni: quelle degli studi PROTEUS e TALAPRO-3.