Ne abbiamo già parlato nel nostro numero 60 di CHECK THE NEWS: la rilevanza dell’esercizio fisico e in particolare dei vantaggi dell’esercizio fisico “strutturato” in pazienti operati per carcinoma del colon e a rischio di recidiva (relativamente allo studio di COURNEYA presentato ad ASCO 2025 e pubblicato poi sul New Engl J Med).

Nello studio CHALLENGE (un trial randomizzato di fase III) i pazienti operati per carcinoma del colon in stadio III, dopo aver ricevuto chemioterapia adiuvante, venivano assegnati a due programmi: ricevere del semplice materiale informativo di educazione sanitaria oppure partecipazione a un piano di esercizio aerobico programmato della durata di 3 anni). Il risultato positivo di questo trial (con vantaggi analoghi a quelli della chemioterapia adiuvante) è spesso stato interpretato e diffuso in maniera semplificata: l’esercizio fisico è utile. Ma - in realtà - è quel tipo di esercizio programmato e strutturato a risultare efficace (rispetto ad approcci più semplici): e l’applicazione del programma risultato vincente non è per niente semplice! Tanto che la sollecitazione di Irwin (editoriale di accompagnamento del New Engl J Med) – Time for Oncology to Act- è affascinante ma problematica per quanto riguarda l’implementazione nella pratica clinica. Ci aiuta ora Kelvin Chan con una cost-utility analysis di questo studio, pubblicata su J Clin Oncol (dopo la presentazione ad ASCO 2026).