Già in passato ci siamo occupati di oncologia di precisione nella nostra rubrica settimanale. Questa volta è per segnalare due nuovi successi: sunvozertinib e selpercatinib nel carcinoma del polmone (rispettivamente in fase avanzata ed in fase non-metastatica). L’oncologia di precisione, intesa in senso stretto come applicazione di farmaci a bersaglio molecolare in casi di neoplasia caratterizzata da alterazioni geniche tali da produrre oncoproteine driver della crescita neoplastica, ha visto la luce con gli studi dell’imatinib nella leucemia mieloide cronica oltre un quarto di secolo fa: e sembrava l’alba di una serie di avanzamenti attesi per tutte le patologie neoplastiche. I successi sono stati molti e in molti ora si chiedono: a che punto siamo?
Con la segnalazione dei due nuovi lavori pubblicati sul New England Journal of Medicine possono essere evidenziate le luci (soprattutto) ma anche le ombre dello sviluppo attuale della oncologia di precisione. Con una ricerca farmacologica industriale molto attiva si arriva - come nel caso di sunvozertinib - a colpire target corrispondenti ad alterazioni geniche “difficili” e untouchable sino a ieri. Con studi clinici di fase III dedicati alle forme precoci (è il caso di selpercatinib) si dimostra la capacità eradicante della molecola (quando la malattia è macrometastatica).
Ma lo sviluppo nei due trial citati rimane tradizionale: grandi studi randomizzati di fase III in sottogruppi molecolarmente specificati, con la conseguente necessità di ricorrere a problematici (e costosi) reclutamenti multicentrici in ogni angolo del globo (con equilibri geografici in continuo spostamento). Niente quindi a proposito di uno dei paradigmi fondamentali della oncologia di precisione e cioè lo sviluppo agnostico con nuove metodologie di studio (basket e umbrella trial, statistica bayesiana, ecc). Comunque sia, quello che conta sono i risultati!