La conservazione d’organo è un obiettivo importante nella gestione del carcinoma rettale, ma rimane sinora poco sviluppata per la malattia in stadio iniziale e intermedio (T1–T3bN0M0). L'escissione mesorettale totale (TME) rimane lo standard di cura, avendo contribuito in maniera sostanziale alla riduzione del rischio di recidiva loco-regionale, al prezzo di sostanziali conseguenze negative (colostomia, disfunzioni intestinali, sessuali ed urinarie).

La ricerca clinica sta procedendo con grandi studi randomizzati sulla strada della possibilità di preservare il retto, almeno in condizioni particolari, anche attraverso la personalizzazione della terapia: questa è basata su definizione molecolare, definizione dell’estensione della malattia, preferenze del paziente, innovazioni in terapia radiante e farmacologica. Due studi recentemente pubblicati sulle testate di Lancet (si tratta di due trial randomizzati: STAR-TREC e TESAR) - pur nella complessità del disegno e nella conseguente difficoltà di leggere e interpretare i risultati - aggiungono informazioni importanti per i gruppi multidisciplinari che si occupano di neoplasie del retto in fase non metastatica.