Il carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) è una neoplasia molto aggressiva: caratterizzata da una elevata proliferazione e da una precoce metastatizzazione. Lo SCLC inizialmente risponde bene anche a vecchi schemi chemioterapici ma le risposte sono generalmente brevi e la malattia recidiva è resistente a trattamenti di seconda linea. Dopo molti anni senza modifiche nell’algoritmo terapeutico, il panorama sta ora cambiando rapidamente grazie all’introduzione di nuovi farmaci.
Come sempre accade in oncologia le innovazioni farmacologiche hanno fatto seguito a scoperte sui meccanismi biomolecolari specifici e all’individuazione di target terapeutici. Ne è un esempio anche il tambotatug pelitecan (un ADC che si attacca alla proteina B7-H3 e rilascia un farmaco citotossico all’interno delle cellule tumorali) di cui sono riportati i risultati in pazienti con SCLC pretrattati con chemioterapia a base di Platino su uno degli ultimi numeri del New Engl J Med. L’argomento dei cambiamenti di paradigmi terapeutici e di algoritmi nello SCLC è così rilevante da meritare anche una elegante review su Lancet; un articolo particolarmente interessante anche per la esposizione delle molte linee di ricerca attive: in particolare quelle che portano alla individuazione di proteine presenti esclusivamente o preferenzialmente sulla superficie delle cellule neoplastiche (con il conseguente sviluppo di terapie mirate.