Nella sintetica (ma esaustiva) review di Sara Hurviz, apparsa sul New England Journal of Medicine, si parla di terapia sistemica del carcinoma mammario. Dopo un periodo di stasi (eccetto che per i tumori HER2-positivi) e a partire dal 2020, si è verificata una evoluzione notevole delle strategie terapeutiche e - è inutile negarlo - questo è accaduto per la scoperta e lo sviluppo di nuovi farmaci: Hurviz parla di 17 nuovi composti (numero che vale per gli USA; in Europa solo una parte di essi è già disponibile per la pratica clinica).
E questi nuovi composti vengono definiti dall’autrice come targeted therapies: in realtà solo in parte si tratta di farmaci inibitori di oncoproteine derivanti da alterazioni geniche (classica definizione per le targeted therapies nell’ottica dell’oncologia di precisione), poichè si tratta anche di immunoterapici e anticorpi farmaco-coniugati.
I punti fondamentali sono:
- Opportunità derivanti dalla profilazione molecolare
- Nuovo armamentario per le pazienti con tumore HR+/HER2- che progrediscono dopo inibitori di CDK 4/6 (prima linea quasi obbligatoria)
- Irruzione del trastuzumab deruxtecan per i tumori HER2-positivi in tutte le fasi: neoadiuvante, postoperatoria (nei casi che non hanno ottenuto la risposta patologica completa), prima o seconda linea della fase metastatica.
- Finalmente nuovi farmaci anche per i tumori triplo-negativi : inibitori dell’asse PD1/PD-L1 e anticorpi farmaco-coniugati.