MASAI, un nome affascinante, ma per noi è l’acronimo di Mammography Screening with Artificial Intelligence trial, uno studio svedese sull’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nel campo dello screening mammografico. Lo standard per lo screening mammografico (una procedura adottata per la sua capacità di ridurre la mortalità per cancro della mammella) è costituito anche dalla doppia lettura da parte di due differenti radiologi esperti.

Può l’Intelligenza Artificiale migliorare la performance dello screening? È questo il quesito di fondo dello studio MASAI e di altri studi in giro per il mondo: l’AIMS trial in Norvegia, il BRAIx trial in Australia e l’EDITH trial nel Regno Unito. Questi sono studi che hanno come endpoint anche sensibilità, specificità e accuratezza diagnostica. L’endpoint primario del MASAI (disegnato come studio di non inferiorità) è l’incidenza di cancri-intervallo, cioè le neoplasie che insorgono tra un round e l’altro di screening: sono spesso rapidamente aggressivi e pongono a rischio la vita stessa della donna. Ed è su questo endpoint che viene riscontrata non solo la “non inferiorità” della procedura sperimentale (quella che include l’AI) ma anche un numero inferiore di casi: le Interval cancer rates erano 1,55 (95% CI 1,23–1,92) and 1,76 (1,42–2,15) ogni 1000 partecipanti, rispettivamente nel braccio sperimentale e nel braccio standard. (75 vs 89). Questo risultato si va ad aggiungere ad altri già noti e a favore dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale: riduzione del carico di lavoro di lettura del 44%, maggiori tassi di rilevamento del cancro, uguali tassi di falsi positivi. Le conclusioni degli autori sono che una procedura di screening mammografico in cui la lettura è supportata dall’Intelligenza Artificiale può migliorare la performance, riducendo anche i carichi di lavoro umano. Ma l’aspetto più importante sotto il profilo della clinical utility è costituito dalla maggiore sensibilità con pari specificità, ovvero più casi di cancro individuati (e con caratteristiche tali per cui l’intervento precoce può diventare risolutivo e meno casi di cancri-intervallo (aggressivi e potenzialmente letali).