La “vecchia contesa” riguarda i due differenti approcci chirurgici utilizzati per il tumore del polmone operabile (in realtà non sempre intercambiabili). Una contesa risolta forse definitivamente dalla metanalisi di Rosie Harris pubblicata su Lancet (VATS versus lobectomia in aperto).
La VATS (Chirurgia Toracica video-assistita) ha finito con il diventare lo standard per la maggior parte delle situazioni, in forza dei risultati molto chiari a favore su complicazioni postoperatorie, qualità di vita, tempi di recupero. Purtroppo, però, gli studi effettuati avevano limiti (metodologici, di dimensione, di tempi di osservazione) che impedivano conclusioni sull’impatto delle diverse procedure chirurgiche per quanto riguarda il dato della Sopravvivenza Globale (evidentemente condizionato anche da cause non oncologiche, frequenti in questi pazienti) e il dato della Sopravvivenza libera da Progressione (direttamente correlato al controllo della malattia neoplastica). Nella metanalisi pubblicata su Lancet sono stati esaminati i dati di oltre 1100 pazienti reclutati in tre studi randomizzati e il vantaggio per la VATS è stato del 21% in termini di sopravvivenza globale. La differenza in Sopravvivenza libera da Progressione non è invece risultata statisticamente significativa. La metanalisi dimostra che la VATS è preferibile (ove applicabile, ovviamente) e gli effetti benefici, oltre a quelli di un miglioramento del dolore postoperatorio, di ricoveri ospedalieri più brevi, di minori complicazioni e di qualità della vita, si estendono anche a una sopravvivenza complessiva. Un limite di questo risultato è costituito dal fatto che i pazienti sono stati reclutati quando non era ancora attuale l’approccio multimodale al tumore del polmone, con le moderne terapie neoadiuvanti e perioperatorie.