Persino il carcinoma polmonare a piccole cellule finisce con riservare sorprese favorevoli con l’introduzione di nuovi farmaci. Per decenni si è utilizzata la sola chemioterapia, sia in prima sia in seconda linea; poi una prima innovazione con l’aggiunta dell’immunoterapia in prima linea. Nonostante questi avanzamenti, la sopravvivenza mediana rimane di circa 12 mesi per i casi in stadio IV.

Nel trial IMforte pazienti con SCLC in fase avanzata sono stati randomizzati alla terapia convenzionale più o meno lurbinectedina + atezolizumab come terapia di mantenimento dopo la prima linea; lo studio ha centrato il doppio endpoint previsto (PFS e OS). Lurbinectedina è un analogo della trabectedina e quindi di un estratto marino, con differenze farmacocinetiche, ma analogo meccanismo d’azione antiproliferativo.
È ben nota la scarsa attività della chemioterapia in seconda linea: nel trial recentemente pubblicato sul New Engl J Med, la chemioterapia è superata dall’Anticorpo Monoclonale Bispecifico Tarlatamab. Tarlatamab è un T-cell engager, cioè a dire che uno dei due target specifici è CD3 dei linfociti T, mentre l’altro è Delta-like-ligand 3 (DDL3) espresso sulla maggioranza delle cellule neoplastiche.